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'A Giustra

Collana Mots Croisés-double
Autore De Tommasi Paolo e Grazia
ISBN 978-88-99027-09-4

Memorie del rione Giostra di Messina, raccontate da chi ha vissuto nelle baracche costruite dopo il terribile terremoto 1908.

Questo libro è dedicato ai picciriddi che sono cresciuti nel rione.

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Pagine 224
Formato A5
Anno 2016

14,00 €

Dettagli

La mattina del 28 dicembre 1908, una calamità naturale si abbattè impietosamente sulla città di Messina, un terribile terremoto, che la distrusse all’80% . Le vittime furono circa ottantamila. 
I sopravvissuti dovettero fronteggiare il problema incalzante di una sistemazione, chi sotto le tende messe a disposizione dall’esercito, chi nei paesi limitrofi ospitato da parenti e amici. 
Messina, aiutata dallo Stato, dai numerosi comuni del resto d’Italia e da offerte provenienti da Stati europei, affrontò l’ardua impresa della ricostruzione fra intrighi e ruberie.
Tra mille difficoltà fu costruito affannosamente un nucleo di circa duemila baracche lungo il torrente Giostra.
Non esisteva impianto elettrico e l’acqua veniva fornita da fontane dislocate in vari punti del rione, ciò rappresentava per coloro che erano più distanti, un percorso di circa un chilometro che tutte le mattine, dalle dieci alle dodici, si sobbarcavano secondo un rigido orario di erogazione.
A ogni capo famiglia venne consegnato uno o due vani, a seconda del numero di persone, più un’angusta zona cottura. 
Per fronteggiare sommariamente i bisogni di questa gente, circa diecimila persone, furono adibite a rivendite alcune baracche. 
Nacquero così… la farmacia, tre panifici, due macellerie, due rivendite di stoccafisso, tre generi alimentari, due rivendite di vino, due aggiusta scarpe. 
Non poteva mancare la chiesa. Averla vicino avrebbe potuto dar loro un po’ di rassegnazione. Anch’essa fu costruita in legno.
Fruttivendoli, gelatai, lattai, pescivendoli, carbonari e venditori di petrolio erano ambulanti. Successivamente furono aperte, a furor di popolo, un banco del lotto e una pasticceria. 
Le strade erano tutte in terra battuta. I rifiuti solo organici, giacchè non c’era proprio nulla da buttare nelle grame baracche, ed erano depositati senza regole in mezzo alle viuzze alla mercè di topi gatti e bambini, tutte e tre le categorie, chi per fame chi per divertimento, sparpagliavano il tutto contribuendo alla desolazione di una situazione già così precaria e disagiata. 
Gli spazzini, quasi sempre scelti tra uomini gracili e con scarse possibilità sociali, tentavano faticosamente di pulire armati di pale e carriole di legno.

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